Noto anche come: digossinemia, livello ematico di digossina
Nome: Digossina
Esami associati: Potassio, Magnesio, Calcio, Creatinina, Elettroliti
Perché viene eseguito il test?
Per verificare che la concentrazione di digossina nel sangue sia nell’intervallo terapeutico, cioè sufficiente a essere efficace ma non così alta da risultare tossica, e per aiutare a riconoscere un sovradosaggio o un’intossicazione da digossina.
Quando viene eseguito il test?
All’inizio della terapia e dopo ogni variazione della dose, periodicamente durante il trattamento, quando si inizia o si sospende un farmaco che può interferire, quando cambia la funzione renale e ogni volta che compaiono sintomi che fanno sospettare un’intossicazione (nausea, vomito, perdita di appetito, confusione, disturbi della vista, battito irregolare o rallentato).
Quali campioni vengono richiesti?
Un campione di sangue ottenuto mediante prelievo venoso, di solito subito prima della dose successiva e comunque non prima di 6-8 ore dall’ultima assunzione.
Cosa si analizza?
La digossina è un farmaco derivato dalla digitale (Digitalis lanata) usato nel trattamento dello scompenso cardiaco e di alcune aritmie, in particolare della fibrillazione atriale, per rallentare la frequenza del cuore. Aumenta la forza di contrazione del muscolo cardiaco e rallenta la conduzione dell’impulso elettrico attraverso il nodo atrioventricolare.
Il test misura la quantità di digossina presente nel sangue. La digossina ha un margine terapeutico ristretto: la differenza tra la dose efficace e quella tossica è piccola e, a parità di dose, la concentrazione nel sangue varia molto da persona a persona in base all’età, al peso, alla funzione renale e agli altri farmaci assunti. Per questo il dosaggio aiuta il medico a stabilire e a mantenere la dose corretta.
La digossina viene eliminata soprattutto dai reni: se la funzione renale si riduce (per esempio con l’età o in caso di disidratazione) il farmaco si accumula e la sua concentrazione può salire anche senza modifiche della dose. Dopo l’inizio della terapia o una variazione della dose serve in genere circa una settimana perché i livelli nel sangue si stabilizzino, e anche di più in caso di insufficienza renale.
Come viene raccolto il campione?
Con un normale prelievo di sangue da una vena del braccio. Il prelievo va eseguito almeno 6-8 ore dopo l’ultima dose, preferibilmente subito prima della dose successiva: nelle prime ore dopo l’assunzione il farmaco non si è ancora distribuito nei tessuti e un prelievo troppo precoce darebbe valori falsamente elevati. È importante comunicare l’ora e la dose dell’ultima assunzione. Non è necessario il digiuno.
Quando viene usato?
Quando viene richiesto?
Che cosa significa il risultato?
C’è qualcos’altro che devo sapere?
Quando viene usato?
Il dosaggio della digossina serve a monitorare la terapia: permette di verificare che la concentrazione del farmaco sia adeguata, di adattare la dose e di riconoscere per tempo un’intossicazione. Insieme alla digossina vengono spesso controllati potassio, magnesio e calcio, perché le loro alterazioni modificano l’effetto del farmaco sul cuore, e la creatinina (o l’eGFR) per valutare la funzione renale. L’elettrocardiogramma completa la valutazione.
Quando viene richiesto?
- all’inizio della terapia e dopo ogni modifica della dose, una volta raggiunto l’equilibrio (di solito dopo circa una settimana);
- periodicamente durante la terapia, con la frequenza indicata dal medico;
- quando si inizia o si sospende un farmaco che può modificare i livelli di digossina;
- quando cambia la funzione renale o in caso di disidratazione, vomito o diarrea;
- quando compaiono sintomi di possibile intossicazione: nausea, vomito, perdita di appetito, diarrea, stanchezza, confusione, disturbi della vista (visione offuscata, aloni o colori alterati, soprattutto giallo-verdi), palpitazioni, battito irregolare o molto lento;
- quando i sintomi della malattia cardiaca non migliorano, per verificare che la dose sia sufficiente e che il farmaco venga assunto regolarmente.
Che cosa significa il risultato?
Gli intervalli di riferimento possono variare da un laboratorio all’altro e il risultato va sempre interpretato dal medico insieme ai sintomi, all’elettrocardiogramma e agli altri esami.
In genere si considerano terapeutiche concentrazioni comprese tra circa 0,8 e 2,0 ng/ml. Nei pazienti con scompenso cardiaco si punta di solito a valori più bassi, intorno a 0,5-0,9 ng/ml, perché concentrazioni più alte non danno benefici aggiuntivi e aumentano i rischi.
- Valori al di sotto dell’intervallo possono indicare una dose insufficiente, un’assunzione irregolare del farmaco, un ridotto assorbimento o l’interazione con altri farmaci.
- Valori al di sopra di circa 2,0 ng/ml aumentano la probabilità di effetti tossici. Un’intossicazione può però verificarsi anche con valori nell’intervallo terapeutico, soprattutto se il potassio o il magnesio sono bassi o il calcio è alto; viceversa, alcune persone tollerano valori più alti senza disturbi. Per questo il risultato va sempre valutato insieme al quadro clinico.
C’è qualcos’altro che devo sapere?
Diversi farmaci possono aumentare la concentrazione di digossina nel sangue, tra cui amiodarone, verapamil, chinidina, propafenone, alcuni antibiotici macrolidi (come la claritromicina) e la ciclosporina; altri possono ridurla, come alcuni antiacidi, la colestiramina, la rifampicina e l’iperico (erba di San Giovanni). I diuretici che fanno perdere potassio aumentano il rischio di tossicità. È importante informare sempre il medico di tutti i farmaci, gli integratori e i prodotti erboristici che si assumono.
Anche l’età avanzata, le malattie renali e l’ipotiroidismo favoriscono l’accumulo del farmaco.
Alcune condizioni possono alterare il risultato del test: nei neonati, in gravidanza e nelle persone con grave insufficienza renale o epatica possono essere presenti nel sangue sostanze simili alla digossina che alcuni metodi rilevano come digossina; anche lo spironolattone può interferire con alcuni metodi di dosaggio. Dopo la somministrazione dell’antidoto (frammenti di anticorpi specifici anti-digossina) il dosaggio abituale non è più attendibile.
1. Devo sospendere la digossina prima del prelievo?
2. Se il valore è nell’intervallo terapeutico posso stare tranquillo?
3. Come si tratta un’intossicazione da digossina?
1. Devo sospendere la digossina prima del prelievo?
No, non sospenda mai il farmaco di sua iniziativa. Di solito il prelievo si esegue al mattino prima di assumere la dose del giorno, che si prende subito dopo. Segua le indicazioni del medico e comunichi l’ora dell’ultima dose.
2. Se il valore è nell’intervallo terapeutico posso stare tranquillo?
Nella maggior parte dei casi sì, ma un’intossicazione può verificarsi anche con valori nella norma, soprattutto se il potassio è basso. Se compaiono nausea, disturbi della vista, confusione o palpitazioni, contatti subito il medico anche se l’ultimo controllo era regolare.
3. Come si tratta un’intossicazione da digossina?
Dipende dalla gravità: il medico può ridurre o sospendere il farmaco, correggere i livelli di potassio e magnesio e monitorare il cuore. Nei casi gravi, con aritmie pericolose, in ospedale si somministra un antidoto specifico (frammenti di anticorpi anti-digossina).

